Mannaggia all’AEM (di Alice)
Tutto ebbe inizio quando quella santa donna di mia madre ebbe la brillante idea di chiamare la simpaticissima AEM e chiedere la chiusura dei contatori luce e gas per il primo di marzo (causa trasloco ovviamente).
Informata della malsana idea, da subito mi preoccupai di spiegarle che in casa c’erano ancora un sacco di cose, e che a meno di fuggire lasciandole tutte lì o di effettuare un trasloco al buio completo e senza possibilità di nutrirsi con vettovaglie cotte, sarebbe stato più opportuno chiedere un rinvio della chiusura.
Grazie al cielo riuscii a convincerla.
La mattina seguente (27 febbraio 2007) contattai l’efficientissimo numero verde e riuscii a posticipare la chiusura a lunedì 19 marzo.
Fiera del risultato ottenuto e tranquilla in merito al buon esito dell’operazione, trascorro i giorni seguenti tra le consuete attività.
Ma ecco all’improvviso il dramma prende forma: alle 18.40 di giovedì 1 marzo una chiamata di mia madre annuncia l’inizio di una lunga notte di follia.
Non c’è la luce.
Non c’è il gas.
Mannaggia all’AEM
Prontamente corro al fornitissimo BricoCenter di Piazza Bande Nere e acquisto una candela.
Intanto sbraito al telefono frasi sconnesse e insulti all’AEM.
Arrivo a casa.
Buio pesto.
Scattano le telefonate al numero di pronto intervento elettricità e dopo 40 minuti una voce umana interrompe la pessima musichetta dell’attesa.
Convinta di avere vinto, spiego la mia situazione, la spesa in frigo da buttare, le medicine di mia madre (diabetica) in frigo da buttare (90 euro a fiala a carico del servizio sanitario nazionale) e chiedono che intervengano al più presto.
E a questo punto il dramma: niente più voce.
Mettono giù.
Non mi arrendo. Rifaccio il numero. Decine di volte. Sempre musica, solo musica.
Presa dall’ira chiamo i Vigili Urbani, anche perché so che aprirmi i contatori da sola è un reato e quindi voglio che i tutori dell’ordine e della legge mi autorizzino a compiere l’estremo atto di disobbedienza.
Allora loro, compresa la situazione tentano di contare AEM (la malvagia) e dopo 30 minuti ci riescono. Risposta: “bisogna aspettare domani mattina, chieda ad una vicina se può tenerle in frigo le cose e poi faccia una denuncia per i danni materiali e morali”.
Ma come? E le medicine? Come faccio ad usarle se sono in un frigo spento da stamattina??
Evidentemente li impietosisco, con la mia aria da cittadina conscia dei suoi diritti e la storia della mamma malata, così mi dicono che manderanno una pattuglia ad aprirmi almeno il contatore della luce.
Bene. Menomale.
E infatti arrivano.
Alle 23.00. Aprono il contatore.
E fu subito luce.
Per il GAS bisogna aspettare domani mattina.
E allora la mattina del 2 marzo, puntuale alle 8.30 chiamo il simpatico numero verde e inaspettatamente mi risponde qualcuno intelligente (Alessandro Milanesi) che si scusa, mi spiega cosa fare e mi ringrazia per la cortesia.
Aspetto il pronto intervento GAS.
Speriamo siano davvero pronti.




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